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Ex Macello Jappelliano a Padova

Ex Macello Jappelliano a Padova

Luogo
Padova (VE), Italia

Committente
Provincia di Padova

Periodo
2020 - in corso

Partners
Studio Berlucchi Srl, Arch. Stefano Sartori, Seingim Global Service, Ing. Manuel Cattani, Arch. Carlotta Cocco

Importo opere
€ 8.300.000

Il progetto prevede il restauro e l’adeguamento normativo del complesso dell’ex Macello di Padova, ora Istituto Pietro Selvatico, opera dell’architetto Giuseppe Jappelli, sito all’interno della città storica di Padova, tra le mura cinquecentesche ed il Canale Piovego.
Il complesso, sin dal XIX° sec., riveste un ruolo importante all’interno della comunità patavina – grazie alla sua capacità di adattarsi alle varie esigenze e funzioni – e tuttora rappresenta un luogo della cultura, della formazione ed immagine fortemente iconica dell’architettura Jappelliana.

 

Per la natura e la peculiarità del complesso, l’intervento è stato diviso in due stralci funzionali: il primo riguardante il restauro conservativo, il miglioramento sismico, l’aggiornamento e l’integrazione impiantistica dell’edificio monumentale (ex Macello) e la demolizione del padiglione Est (anni ’50), allo scopo di realizzare un nuovo collegamento con l’edificio previsto dal secondo stralcio che prevede la ricostruzione e ampliamento del manufatto prefabbricato di fine anni ’60. L’intento del primo stralcio è la restituzione della leggibilità degli spazi Jappelliani, tra cui la rotonda e i cortili laterali, grazie alla rimozione delle superfetazioni aggiunte negli scorsi decenni. Gli interventi consentono l’utilizzo adeguato, attuale e in sicurezza degli spazi destinati ad uffici e archivi amministrativi, biblioteca storica, aule didattiche e laboratori e spazi espositivi per le collezioni storiche tutelate dell’Istituto.

Attività svolte
  • Studio di fattibilità
  • Progetto definitivo
  • Progetto esecutivo
  • Direzione operativa strutturale lotto 1
  • Direzione operativa edile e strutturale lotto 2

Il secondo stralcio riguarda la demolizione, ricostruzione e ampliamento del corpo di fabbrica prefabbricato, al fine di connetterlo all’edificio monumentale. Tra gli obiettivi vi è quello di liberare le mura cinquecentesche da manufatti incongrui e realizzare un nuovo volume in grado di stabilire un rapporto figurativo con l’architettura ottocentesca, declinato in un silenzioso linguaggio contemporaneo che riprende la severità delle geometrie neoclassiche degli apparati decorativi e del colonnato dell’edificio ottocentesco. Il progetto libera il piano golenale dall’esistente edificio prefabbricato, consentendo nuove connessioni con il sistema del “parco delle mura e delle acque”, ed offrendo nuovi spazi all’aperto per la didattica.

Durante la Prima Guerra Mondiale, le aule maggiori furono destinate alla medicina operatoria e all’anatomia patologica, mentre la grande sala circolare fu adibita a sala per le esercitazioni anatomiche.

La fabbrica, di impianto triangolare, constava di una facciata posta a sud, prospiciente la strada, costituita da un imponente pronao dorico e due ali laterali, ed era limitata a nord dal fiume e dal saliente delle mura era costituita da tre cortili: uno centrale, porticato per la metà con colonnato dorico, molto ampio e circolare, dove avveniva la macellazione e due laterali rettangolari. Il cortile circolare aveva, come accessori indispensabili, una macchina idrofora, che traeva l’acqua dal fiume e un grande scolatoio a destra entrando.
Nelle due ali laterali dell’edificio era situata una fabbrica di candele di sego, composta da 16 locali, otto anteriori, adibiti a botteghe per attività collaterali alla macellazione, e otto posteriori, impiegati come laboratori.

Al piano terra sono collocati laboratori ed aule specialistiche mentre al piano primo è presente un auditorium – dal quale è possibile accedere ad un’ampia terrazza esterna – che funge da aula magna per la scuola e, al contempo, costituisce uno spazio utilizzabile anche dalla comunità per lo svolgimento di manifestazioni d’interesse pubblico. Infine la copertura presenta un tetto verde per consentire all’edificio di integrarsi con il contesto naturale.
L’utilizzo di un involucro “a secco” performante e di impianti che prevedono l’utilizzo di sistemi in pompa di calore a compressione di vapori con recupero termico, ha consentito la realizzazione di un edificio rispondente ai requisiti nZEB previsti dal PNRR, trattandosi di un’opera finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR – Next Generation EU.

Linguaggio di facciata

Il nuovo volume si affianca all’esistente in modo neutro, riprendendo e rielaborando il linguaggio delle geometrie costituite dagli apparati decorativi e il colonnato.
 Il volume in affiancamento riprende l’orizzontalità dei marcapiani e cornici presenti nel prospetto principale del corpo jappelliano.

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